Due settimane fa sono rientrata dalle ferie, ormai l’avete
capito tutti.
Mi ci è voluto un po’ per riprendermi ed accettare il mio
stato di ritorno alla vita reale…ho passato la prima settimana, facciamo anche dieci
giorni, a combattere contro la ormai famosa sindrome COSTA CROCIERE, o
chiamatela come vi pare, sindrome da rientro, sindrome del terrone….ci sono
moltissimi nomi per questa malattia che colpisce buona parte delle persone che
conosco al rientro da un periodo di ferie, soprattutto se le persone in
questione rientrano in un luogo che non è casa loro ne mai lo sarà.
Questa sindrome non solo esiste ma dovrebbe essere
riconosciuta dall’albo dei medici come grave disagio o invalidità momentanea al
100%.
Questo post è per spiegare a tutti quelli che non possono
vivere questo stato d’animo cosa si prova, perché ad esempio, il collega
bolognese che mi dice di essere spossato a causa della fine delle vacanze non
c’ha capito un cazzo.
Tu che vedi settembre solo come il rientro in ufficio, tu
che lavori nel luogo in cui sei nato, dove hai i tuoi affetti e dove mangi la
mortadella che mangiavi da cinno, bhe proprio tu fortunello che hai il lavoro a
due km da casa, non hai nulla a che vedere con noi, noi che viviamo il rientro
come un parto, noi che ogni estate e ogni capodanno vorremmo incatenarci al
comune di residenza (io personalmente vorrei incatenarmi a una delle palme di
piazza del Popolo, i Manfredoniani lettori capiranno).
Questa sindrome è una roba che per capirci devi prendere la
peggiore sindrome premestruale, moltiplicarla per il dolore di un ascesso
dentale, elevarla alla potenza della frustrazione di una dieta di un anno senza
risultati e di nuovo moltiplicarla per il rodimento di un campionato del mondo
di calcio perso all’ultimo rigore.(CIT.) Una roba così ma forse ci sarebbe da sommare
ancora qualcosa… ci penso e vi faccio sapere.
Ci sono delle fasi con cui questo disagio si manifesta, come
tutte le malattie, si parte in maniera blanda e subdola, si ha un picco che
anche Freud non saprebbe come gestire e si ritorna quasi normale , anche se il
virus c’è sempre, è latente e bastardo e quando meno ci pensi ritorna a
colpire, basta una foto, basta una canzone alla radio, basta tua mamma che ti
dice cha ha cucinato il sugo con le polpette di pane (questa per me provoca una
ricaduta che mi stende tre giorni).
Resta il fatto che finché ci sarà una Sindrome da Rientro così acuta, significherà che casa sarà ancora casa, stracolma d’amore, irrinunciabile, proprio così, semplice com’è.
Come la passeggiata in piazzetta a mezzanotte.
Come il truccarsi con la
selezione musicale di mio fratello.
Come
il panzerotto di Monte che se non fai un’ora di fila non ha lo stesso sapore.
Come
le peroni smezzate a Villa Simone.
Come il treno perso il 17 agosto.
Come le tredici stelle cadenti che abbiamo
visto assieme.
Come la pizza di Grasso.
Come l’abbraccio di Fra.
Come le guance che fanno male dal ridere.
Come le occhiate di mia madre.
Come le lacrime di gioia per notizie inaspettate.
Come vedere l’alba che spunta ad est dal Gargano, trascinarsi a letto come uno zombie e il giorno dopo a
mezzogiorno essere in spiaggia e ricominciare.
Di nuovo.
Assieme.











