2 aprile 2013

Sindrome delle scale




Non so perché ma ultimamente mi capita spesso di essere colpita dalla sindrome delle scale.

Dal dizionario Manuela – italiano (non so il nome scientifico, se c’è, qual è) : sindrome che ti colpisce quando una risposta arguta e brillante a qualche critica/offesa che ti viene mossa in un battibecco o una discussione, non ti viene in mente appena qualcuno ti attacca ma solo dopo qualche minuto o ora, quando ormai hai messo il cappotto e stai andando via, per l’appunto sei per le scale, e il tuo nemico è a bere champagne alla faccia tua.

E ti vorresti mangiare la lingua perché nel momento del fattaccio l’unica cosa che hai saputo fare è stato abbozzare un sorriso e guardare con gli occhi da pesce palla la controparte, Il simpaticone o la simpaticona che con un’abile infamata velata di casualità ti ha distrutto l’autostima in tre decimi di secondo.

E mentre desideravi ardentemente che il terreno si aprisse e inghiottisse l’ignobile essere sputasentenze la tua lingua e il criceto che abita nel tuo cervello erano in ferie. Nada. Encefalogramma piatto.

Ed eccola sulle scale quella frase, quella arguzia che l’avrebbe lasciato così, BEEEEM, cazzotto nello stomaco, ciao, KO, ci rivediamo quando ti riprendi baby, tante care cose, saluti a casa.
Quella risposta mitica, sveltissima, intelligente e furba che ti arriva in differita, quando ormai puoi solo ripeterla davanti allo specchio con annesse smorfie vittoriose.

Invece hai fatto una figura di merda. 
Da “babba” come direbbero a Milano. E hai dato ad uno stronzo in più la possibilità di accrescere il suo ego, di maltrattare impunemente il prossimo (in questo caso te).

La gente a volte è stronza e cattiva, ha vite piccole e vuote e si sente meglio sputando sentenze,  affrettando giudizi e critiche, e anche da chi meno te l’aspetti la pugnalata arriva. Bisogna stare sempre all’erta, mai mostrare il fianco scoperto al nemico armato di katana.

Attaccare per primi. Essere furbi e guardinghi.

Offendere gratuitamente. Mettere tutti al posto loro dimostrando di superarli in dialettica e stronzaggine.

Pare sia questo lo sport nazionale.

Un tempo mi veniva bene, le amiche si rivolgevano a me per consulti su insulti e non mi tiravo mai indietro, sistemavamo tutti, ne avevamo per chiunque…adesso ci riesco solo per le minchiate. 
Quando mi attaccano sulle cose serie in modo gratuito resto di pietra a chiedermi che tipo di problema ha il mio interlocutore , invece di sganciargli un sinistro sugli incisivi.
Lascio correre. Evito di abbassarmi. A volte non mi viene proprio in mente nulla da rispondere...solo smarrimento davanti a tanta meschinità gratuita.
Poi pero' torno a casa e mi dico che dare queste soddisfazioni anche a gente piccola piccola non si può. Non è sano.

Sarà mica il rammollimento tipico della vecchiaia?
Succede anche a voi?

L’unica soluzione sarà mica aspettarli nell’androne del condominio?

M.

3 commenti:

  1. La mia è sindrome da abitacolo della macchina. Quando non posso neppure tornare indietro senza provocare un super incidente sulla SS16. Te quiero.

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  2. Quindi l'attesa è nelle piazzole di sosta??

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  3. Odio fortissimo questa sindrome, visto che io non ho MAI avuto la risposta pronta! Di solito mi viene in mente quando sono sotto la doccia(dove, mentre aspetti la posa del balsamo, ti interroghi sui grandi perchè della vita)ed è molto frustrante. Tuttavia l'importante è pensare che non ne valga la pena e godersi la vita, che è sicuramente più piena e soddisfacente di quella dell'altra persona!^^
    8B8

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