30 maggio 2013

The Great sometimes is not enough




Sono andata a vedere il grande Gatsby.
Per farmi un'idea mia.
Il romanzo non l'ho letto, ma adesso è in cima alla lista delle cose da fare.
Per quello che è arrivato a me, l'idea è che siamo circondati da gente vuota e egoista. 
E che anche le persone che crediamo di conoscere e che arriviamo ad amare possono rivelarsi nella loro meschinità e grettezza quando meno ce l'aspettiamo.
Credevo di essere forte ma alla fine ho pianto. E mi sono in un certo senso liberata.
Povero Gatsby ti capisco. C'è gente per cui nulla sarà mai abbastanza. Non importa quanto ami, non importa  cosa fai per loro, quanto ti dai...nulla è abbastanza. Calpestano e fuggono. Ignorano e lasciano i cocci a chi resta.
Btw mi sa che a Di Caprio l'oscar non lo danno manco stavolta. Peccato perché in questo film è eccezionale.


"...E mentre meditavo sull'antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all'estremità del molo di Daisy. 
Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. 
Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. 
Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. 
C'è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia... e una bella mattina... 
Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato."

16 maggio 2013

Déjà vu


Quando di un antico passato non sussiste 
niente, dopo la morte degli esseri, dopo la 
distruzione delle cose, soli, più fragili ma più 
intensi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, 
l’odore e il sapore restano ancora a lungo, come 
anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sulla 
rovina di tutto il resto, a reggere, senza piegarsi, 
sulla loro gocciolina quasi impalpabile, l’immenso 
edificio del ricordo. 
Marcel Proust 




Parafrasando in maniera brutale : quanto è molesta la memoria olfattiva?

Quanto ti punge il cervello quella sensazione di un profumo già vissuto, di un odore che ti urla, con una faccia ben precisa, che non importa quante foto tu abbia strappato, che non importa quanti messaggi tu abbia cancellato dal tuo telefonino, il ricordo, quel ricordo, è vivo e vero ed aspettava solo che tu sbattessi contro quella scia profumata per travolgerti.

Non è detto che ti riporti alla mente solo pensieri negativi, mi capita mille volte di avere la sensazione di essere in un altro posto in un’altra età, e a volte riconosco un odore ma non riesco a collegarlo ad un momento preciso, mi viene alla mente uno stato d’animo più che un ricordo.

L’associare un odore ad uno stato d’animo perché quando eri circondato da quel profumo stavi vivendo un momento particolare, e quel profumo ti risveglia un’emozione che ti sembra fuori luogo ma che era nascosta in te.

L’odore del fructise per capelli ricci mi fa ridere.
One di Calvin Klein mi ricorda mia cugina Micol.
L’odore di gelsomino mi riporta all’infanzia in campagna.
L’odore degli shortbreads mi teletrasporta a Nottingham 2004.

Sono mille, e a volte non riesci ad attribuirgli un percorso…sai solo che è un terribile-fantastico dèjà vu.

Capita anche a voi?
Ogni tanto vi si apre un cassetto disordinato a causa di un profumo?

M.

10 maggio 2013

Voglio fare con te quello che gli scarichi dell'ILVA fanno con le cozze.

Questo è il mio personale pensiero da qualche giorno.
Pero' perchè non godersi l'originale di Neruda... da qualche parte, con la primavera i ciliegi staranno davvero fiorendo :)

Juegas todos los días con la luz del universo.
Sutil visitadora, llegas en la flor y en el agua.
Eres más que esta blanca cabecita que aprieto
como un racimo entre mis manos cada día.
A nadie te pareces desde que yo te amo.
Déjame tenderte entre guirnaldas amarillas.
Quién escribe tu nombre con letras de humo entre las estrellas del sur?
Ah déjame recordarte cómo eras entonces, cuando aún no existías.
Mis palabras llovieron sobre ti acariciándote.
Amé desde hace tiempo tu cuerpo de nácar soleado.
Hasta te creo dueña del universo.
Te traeré de las montañas flores alegres, copihues,
avellanas oscuras, y cestas silvestres de besos.
Quiero hacer contigo
lo que la primavera hace con los cerezos.

Pablo Neruda



I veri addii