E’ capitato a tutti.
Mandi un SMS, un
messaggino carino su WhatsApp e aspetti. Fai finta di essere preso da altro, ti
metti a lavorare, chiacchieri col collega, se sei a casa ti butti in doccia e
lasci il balsamo in posa meno dei 5 minuti previsti perché devi correre al
telefono, perché devi controllare che la tanto anelata risposta sia giunta.
Poi la risposta non c’è
ed hai pure i capelli crespi.
Oppure se la risposta
c’è è sicuramente qualcuno che rompe le balle. Mai chi speravi che fosse.
Non abbiamo più l’età
per cui possiamo misurare l’interesse degli altri nei nostri confronti in base
ai millisecondi di risposta ad un messaggino… eppure è quello che facciamo,
come i quindicenni.
E anche se ti ho
scritto una cavolata, un banalissimo “come stai?” che sottende un ben più
profondo “bruttostronzocheogginonmihaicagatavedichemitoccafaretidevocagareiocavoliquantomimanchi”, muovi
quelle dita e rispondimi.
Come quando ti chiamo
per chiederti se ho lasciato da te l’elastico dei capelli grigio (si proprio
lui, quello senza il quale è impossibile sopravvivere!!), oppure quando ti
scrivo una mail per chiederti se il 101 ferma in autostazione (ti scrivo una
mail e non posso controllare su internet le sue fermate, mi pare ovvio!!).
Come puoi non capire
quello che c’è dietro ad un messaggio finto casuale, come si può ignorare l’urlo
che dice chiaramente che anche se oggi corre veloce e tu non hai tempo, e i libri ti assalgono e
chissà che mangi a pranzo io sono qui e penso a te.
E devo dirtelo.
Devo fartelo capire
che ci sono e che voglio fare parte della tua giornata.
Anche con una cavolata.
Anche mandandoti un
link senza commenti ad una canzone stupida.
Anche inviandoti un
cuore su WhatsApp senza altre parole da aggiungere.
Ed è brutto fare
proporzioni poco romantiche e tanto ingegneristiche sui tempi di risposta alle
nostre email e quello che viviamo…però la morsa allo stomaco viene a tutti dopo
5 minuti di silenzio, no?
Panico, ansia, chissà
che sta facendo, lo sapevo che quella stronza ci provava, questa è la volta
buona che ti mando a cagare.
Cazzo rispondi.
Anche perché io in
bilico sul 36 con due buste della Coop a fare da contrappeso, il borsone della
pallavolo e i tacchi riesco ad estrarre il telefono dalla borsa e rispondere a
te che mi chiami perché non sai accendere il forno.
Dopo che ti ho
spiegato solo 15 volte come fare.
Io sono solitamente quella che rompe le balle.
RispondiEliminaIo aspetto una risposta ad una mail dal 2009.
RispondiElimina(avremo 15 anni fino al giorno in cui lasceremo la terra e, personalmente, mi fa anche un po' paura). Te quiero