26 marzo 2013

Millisecondi


E’ capitato a tutti.

Mandi un SMS, un messaggino carino su WhatsApp e aspetti. Fai finta di essere preso da altro, ti metti a lavorare, chiacchieri col collega, se sei a casa ti butti in doccia e lasci il balsamo in posa meno dei 5 minuti previsti perché devi correre al telefono, perché devi controllare che la tanto anelata risposta sia giunta.

Poi la risposta non c’è ed hai pure i capelli crespi.

Oppure se la risposta c’è è sicuramente qualcuno che rompe le balle. Mai chi speravi che fosse.

Non abbiamo più l’età per cui possiamo misurare l’interesse degli altri nei nostri confronti in base ai millisecondi di risposta ad un messaggino… eppure è quello che facciamo, come i quindicenni.

E anche se ti ho scritto una cavolata, un banalissimo “come stai?” che sottende un ben più profondo “bruttostronzocheogginonmihaicagatavedichemitoccafaretidevocagareiocavoliquantomimanchi”, muovi quelle dita e rispondimi.

Come quando ti chiamo per chiederti se ho lasciato da te l’elastico dei capelli grigio (si proprio lui, quello senza il quale è impossibile sopravvivere!!), oppure quando ti scrivo una mail per chiederti se il 101 ferma in autostazione (ti scrivo una mail e non posso controllare su internet le sue fermate, mi pare ovvio!!).

Come puoi non capire quello che c’è dietro ad un messaggio finto casuale, come si può ignorare l’urlo che dice chiaramente che anche se oggi corre veloce e  tu non hai tempo, e i libri ti assalgono e chissà che mangi a pranzo io sono qui e penso a te.

E devo dirtelo.
Devo fartelo capire che ci sono e che voglio fare parte della tua giornata.
Anche con una cavolata.
Anche mandandoti un link senza commenti ad una canzone stupida.
Anche inviandoti un cuore su WhatsApp senza altre parole da aggiungere.

Ed è brutto fare proporzioni poco romantiche e tanto ingegneristiche sui tempi di risposta alle nostre email e quello che viviamo…però la morsa allo stomaco viene a tutti dopo 5 minuti di silenzio, no?
Panico, ansia, chissà che sta facendo, lo sapevo che quella stronza ci provava, questa è la volta buona che ti mando a cagare.

Cazzo rispondi.

Anche perché io in bilico sul 36 con due buste della Coop a fare da contrappeso, il borsone della pallavolo e i tacchi riesco ad estrarre il telefono dalla borsa e rispondere a te che mi chiami perché non sai accendere il forno.
Dopo che ti ho spiegato solo 15 volte come fare.

2 commenti:

  1. Io sono solitamente quella che rompe le balle.

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  2. Io aspetto una risposta ad una mail dal 2009.
    (avremo 15 anni fino al giorno in cui lasceremo la terra e, personalmente, mi fa anche un po' paura). Te quiero

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